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sabato 12 maggio 2018

Recensione Tartarughe all'infinito.


Titolo: Tartarughe all'infinito
Autore: John Green
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: 17,50
Genere: Narrativa
Pagine: 333
Voto: 9/10

Trama:

Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c'è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri.

Recensione:

John Green mi è mancato moltissimo da quando ho letto Let it snow un paio di anni fa. Non ho mai fatto mistero che sia uno dei miei scrittori preferiti, per cui quando ho notato l'uscita di Tartarughe all'infinito mi sono subito precipitata in libreria.
Ho dovuto attendere un pochino a causa di alcune scadenze ma, finalmente, sono riuscita a leggerlo e ne sono felicissima.
Come sempre Green ha tirato fuori una storia originale con aggiunta di argomenti delicati legati alla malattia ma anche alle perdite importanti che possono colpire ognuno di noi.
Ed ecco quindi che si parla di Aza, una ragazza con problemi mentali, ossessionata dai batteri e incapace quindi di avere una vita normale.
Questo personaggio mi ha fatto molta tenerezza e attraverso le sue emozioni e paure sono riuscita a comprendere quanto debba essere difficile lottare contro un'ossessione, una malattia come può essere il disturbo ossessivo compulsivo, al giorno d'oggi se ne parla molto ma non sempre è facile comprendere appieno la battaglia che chi ne soffre affronta giorno dopo giorno.
Aza è fragile, si sente come un'estranea nel proprio corpo, soggiogata e intrappolata dai suoi pensieri ossessivi che la portano a compiere gesti ritenuti strani e pazzi dalle altre persone.
Mi ha toccato davvero moltissimo il fatto che non riesca a uscire da questa sua situazione e che ne la madre, ne l'amica e ne il ragazzo che le piace riescano in qualche modo ad aiutarla, nemmeno il dottore che l'ha in cura riesce ad essere un valido aiuto.
Rabbrividisco a pensare cosa la mente è in grado di elaborare, dove ci può portare e cosa è in grado di farci fare.
Ma la ragazza non ha solo il disturbo ossessivo compulsivo a tormentarla, nonostante siano passati parecchi anni, Aza, ancora non ha elaborato il lutto del padre. Mi ha straziato il cuore leggere di come si sia attaccata alla macchina e al cellulare del padre dai quali non si separa mai e le sono di gran conforto, come se tramite loro potesse avere ancora un contatto con il padre tanto amato.
Dall'altra parte c'è Davis, un ragazzo di famiglia benestante la cui vita viene sconvolta dalla scomparsa del padre, in seguito a azioni poco “pulite”.
Ed è proprio grazie alla scomparsa dell'uomo che Davis e Aza si incontrano e finiscono per innamorarsi perdutamente.
Ma si sa, Green non ha mai amori semplici per noi lettori, e le cose tra Aza e Davis si complicano a dismisura.
Saranno Aza e Daisy, l'unica amica a volerle bene nonostante tutto, a indagare sulla scomparsa dell'uomo, una lo fa per soldi, l'altra per lealtà verso Davis ma comunque unite.
È una storia non proprio leggerissima, ma l'ho praticamente divorata in un paio di giorni e amata profondamente, proprio come mi successe con Colpa delle stelle e Cercando Alaska. John Green è capace di raccontare storie uniche in un modo pazzesco e con uno stile tutto suo che è difficile non apprezzare, dalla sua penna nascono personaggi unici, profondi e sempre problematici che aiutano il lettore a riflettere.
Non avete idea di quanti post it escano dalle pagine di questo libro, segnale che la storia mi ha colpita e segnata in qualche modo.
Il finale mi ha dato una doppia emozione perché mi sento sempre malinconica ogni volta che termino un libro di Green, come se lasciassi fra le sue pagine una piccola parte di me.

Vi riporto le frasi che mi hanno emozionata di più in modo che possiate farvi un'idea di cos'è questo libro:

Tu credi di essere il pittore, invece sei la tela.”

è raro trovare qualcuno che vede lo stesso mondo che vedi tu.”

Nessuno dice mai addio a meno che non voglia rivederti.”

Io è la parola più difficile da definire.”

Lui mi spingeva sull'altalena, la sua mano grande come la mia schiena, la certezza che volare lontano da lui voleva dire anche tornare da lui.”

Ogni perdita è senza precedenti. Non puoi mai sapere quanto soffre un'altra persona, non per davvero; toccare il corpo di un altro non è come avere il corpo di un altro.”

Perfino il silenzio ha una storia da raccontarti.”



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