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sabato 28 aprile 2018

Un'immagine, una storia #4.

Ciao amici lettori, oggi vi chiedo un po' di tempo per leggere un racconto scritto da me.
Di cosa parla?
Beh, parla di amore, fantasmi e omicidi...
Buona lettura.



Voleva solo giustizia.

Samuel si guardò attorno soddisfatto, soltanto un mese fa quella casa era spoglia e abbandonata, ora appariva confortevole e calda.
Volendo dare una svolta alla propria vita dopo la separazione dalla moglie, Samuel aveva deciso di cercare una nuova casa in un'altra città tagliando così i ponti con vita passata.
Era incappato per caso in quella casa in stile vittoriano e ne era rimasto talmente affascinato da proporre qualsiasi cifra pur di accaparrarsela.
In verità non aveva dovuto insistere più di tanto, sembrava che nessuno volesse abitare in quella casa, si diceva che fosse circondata da una strana aura e, in effetti, qualcosa nell'insieme dava i brividi.
Forse la sua cattiva fama dipendeva dalle cattive condizioni in cui riversava, o forse dal fatto che fosse quasi interamente circondata dal bosco, la luce del sole la illuminava soltanto poche ore al giorno.
Ma in fondo era proprio quella quiete che cercava l'uomo, avrebbe avuto seri problemi ad esercitarsi al pianoforte con dei vicini.
Si avvicinò al pianoforte e suonò un paio di note sorridendo, sentiva che lì sarebbe finalmente riuscito a riprendere in mano la propria vita.


Le prime giornate scorsero tra scatoloni da svuotare, armadi da riempire, oggetti da spargere in giro per le stanze e qualche esercitazione al piano.
Finalmente, circondato dai propri oggetti, si sentiva davvero a casa, cominciava ad ambientarsi e a trovare i propri ritmi.
Certo non era così difficile visto che non aveva nessuno, a parte Lucky, il suo fedele dalmata, con cui convivere, e si da il caso che quest'ultimo non fosse poi così esigente, gli bastava essere portato a spasso un paio di volte al giorno, avere le ciotole piene e qualche coccola durante la giornata.
Lucky era il suo compagno da 6 anni e non avrebbe mai e poi mai rinunciato a lui, in fondo era anche a suo beneficio se aveva finito per scegliere quella casa, dove il cane avrebbe tranquillamente scorrazzare all'esterno senza il timore di finire sotto qualche auto,ora aveva tutto il bosco per sé in cui poter curiosare senza correre pericoli.
Un forte trambusto proveniente dal piano superiore lo fece trasalire.
Corse su per le scale con il cuore a mille e si ritrovò dinanzi Lucky tutto concentrato a scavare sotto il mobiletto in corridoio.
Ma che diavolo stai facendo?” gli chiese avvinandosi al cane tra il divertito e l'irritato.
Cercò di scansarlo di lato ma Lucky non ne volle sapere, raspava e piantava il muso nello spazio tra il legno ed il pavimento cercando di afferrare qualcosa con i denti.
Accidenti Lucky! La vuoi piantare? Levati e fammi vedere.” borbottò Samuel spingendo via il cane ed accovacciandosi a propria volta per guardare sotto al mobile.
In un primo momento non vide nulla poi però i suoi occhi catturarono quello che sembrava un pezzetto di carta incastrato tra la gamba del mobiletto ed il muro.
Possibile che Lucky fosse così irritato per quel pezzettino di carta?
Allungò la mano e riuscì ad afferrarlo.
Si trattava di una foto, una foto di famiglia.
Sedute su una panchina vi erano due donne, parevano madre e figlia e dietro di loro, in piedi, vi era un uomo.
Scrutò attentamente la più giovane delle due donne, aveva lunghissimi capelli scuri e sorrideva ma era un sorriso triste che non coinvolgeva affatto gli occhi, poteva avere una ventina di anni ed era molto bella, di una bellezza pulita e semplice.
Si voltò verso Lucky, che pareva essersi repentinamente calmato, e gli fece una carezza.
Mattacchione, era questa a darti fastidio?”
si alzò in piedi stringendo ancora la foto in mano, gli balenò in mente di gettarla via ma qualcosa lo fermò da quell'intento.
Si chiese se appartenesse alla famiglia che lo aveva preceduto, con questo pensiero in testa aprì il cassetto del comò e vi mise dentro la fotografia rispondendo ad un istinto che nemmeno lui seppe come spiegare.

Più tardi decise di fare due passi con Lucky per vedere quali meraviglie si nascondessero nei dintorni della casa.
Oltre che un eccellente pianista, Samuel, aveva la passione per la fotografia, amava portarsi la macchina fotografica ovunque nella speranza di beccare l'occasione giusta per scattarne qualcuna.
Sapeva che ne avrebbe sicuramente scattato di bellissime durante la scampagnata, amava particolarmente i colori autunnali e il bosco poteva senz'altro essere un ottimo spunto per catturare qualche buon soggetto.
Ne scattò moltissime, principalmente a Lucky che scorrazzava felice infilando il naso un po' qua e un po' là, frenetico nel voler esplorare ogni singolo angolo, albero o fili d'erba che trovava sul proprio cammino.
Di punto in bianco però il cane si fermò e mostrò un certo interesse per un albero in particolare.
Vi si posizionò davanti osservandolo con quell'aria buffa che hanno i cani quando qualcosa cattura la loro attenzione.
Samuel prese a ridere mentre Lucky inclinava la testa un po' a destra, un po' a sinistra, muoveva le orecchie e scodinzolava come se vedesse qualcosa o qualcuno.
Incuriosito l'uomo scattò qualche foto per imprimere su carta quell'atteggiamento buffo del proprio cane.
Sei proprio un mattacchione! Forse il trasferimento ha fatto più danni a te che a me...” e detto questo richiamò il cane per tornare a casa ma lui parve non sentirlo nemmeno ancora intento a scodinzolare all'albero.
Lucky dai vieni. Ma che avrà di così particolare quell'albero?” borbottò chinandosi per sfiorare il fianco del dalmata che si riscosse dalla trance e guardò il padrone con espressione confusa.
Si girò di scatto e si sporse per leccargli il viso facendolo sbilanciare e cadere gattoni. Ovviamente Lucky ne approfittò per leccargli la faccia ed atterrarlo definitivamente.
Mentre erano intenti a giocare un fruscio scosse le foglie dell'albero a cui Lucky aveva rivolto la propria attenzione. Samuel si fermò a contemplare quell'albero e d'improvviso provò una strana sensazione, come quando qualcuno ti osserva.
Eppure lì non c'era nessuno se non un albero.
Si rialzò spolverandosi i calzoni ma, prima di tornare sui propri passi, si girò a guardare ancora quel punto come se potesse vedervi qualcosa e venne scosso da un brivido.
Andiamo vecchio mio, meglio rientrare ora.” disse poi al cane tirandosi su la cerniera del giubbotto improvvisamente infreddolito.


Sospirò e si rigirò nel letto in preda alle visioni.
Nel sogno stava rincorrendo una ragazza, i suoi lunghi capelli castani svolazzavano dietro di lei, la sua risata cristallina, come quella di una fata, risuonava nel bosco risvegliandolo.
Filava davvero veloce e rischiò di perderla di vista mentre si tuffava nel profondo del bosco dove gli alberi si facevano più fitti.
Ehi, aspetta!” le urlò dietro allungando il passo come un lupo dietro alla sua preda.
La ragazza parve rallentare un poco ma non si voltò ne si fermò.
Samuel accelerò ancora il passo e finalmente riuscì a raggiungerla, la afferrò per un braccio e la fece voltare...qualcosa saltò sul svegliandolo di soprassalto.
Lanciò un urlo roco balzando seduto sul letto e trovandosi a non più di due centimetri dal muso di Lucky.
Lucky, accidenti a te ma che ti prende? Vuoi forse dormire sul letto? ti senti solo eh?” e sorridendo si lasciò cadere nuovamente sul letto battendo la mano sul materasso accanto a sé “Vieni qui dai. Ma solo per questa volta, non prenderlo di vizio.”
Il cane tutto felice si acciambellò al suo fianco e, sospirando soddisfatto, chiuse gli occhi pronto per una bella e comoda dormita.
Samuel ci mise un po' prima di riprendere sonno.
Chi era quella ragazza? Perché aveva fatto quel sogno?
Scosse la testa dandosi dello stupido da solo, i sogni sono solo sogni.
Ma era davvero così?


Per qualche giorno le cose sembrarono migliorare, Samuel si dedicò anima e corpo agli esercizi al piano, presto avrebbe dato un concerto e non poteva certo permettersi di sbagliare nemmeno una nota.
Aveva già perso fin troppo tempo.
Suonò così tanto che, alla fine, dovette smettere per il dolore alle dita.
Si alzò e si diresse in cucina per farsi un tè.
Lucky stranamente rimase disteso sul divano a dormicchiare invece di seguirlo, ultimamente si comportava in modo strano, forse per via del trasferimento, non era facile per un animale ambientarsi in una casa nuova, lo immaginava, del resto lui stesso faceva ancora un po' fatica a trovare le cose e a sentirsi davvero a casa.
Mentre sorseggiava il tè gli giunse il suono di una nota.
Sorpreso mosse in direzione del salone ma vi trovò solo Lucky che lo guardava sonnacchioso dalla comoda postazione.
Bah, sono talmente teso che ormai mi immagino le cose.” brontolò sfregandosi la fronte e dirigendosi nuovamente in cucina in cerca di biscotti.
Al suono del sacchetto Lucky gli arrivò alle calcagna guardandolo speranzoso.
Va bene ma solo uno.” e gli diede un biscotto.
Si perse a guardare dalla finestra mentre il vento faceva cadere le foglie in una strana pioggia di colori caldi.
Un'altra volta gli giunse all'orecchio il suono del piano.
Spaventato mollò la tazza che si frantumò a terra e corse in salotto ma, nel momento esatto in cui entrava nella stanza, il piano tacque.
Rimase a guardare il piano per diversi minuti prima di trovare il coraggio di avvicinarsi e suonare qualche nota.
Sembrava funzionare come al solito.
Si allontanò mentre un brivido gli correva su per la schiena. Almeno per quel giorno non aveva intenzione di suonare di nuovo.


Era passato un mesetto buono da quando Samuel si era trasferito nella nuova casa ed aveva incontrato finalmente l'unica “vicina”, se così si poteva chiamare, che viveva a dieci minuti buoni a piedi dalla casa vittoriana.
La signora Mcgonall era un'adorabile donnina sulla settantina con la passione per il giardinaggio.
Piaceva molto anche a Lucky, non fosse per quell'antipatico gatto che possedeva e che rovinava decisamente le loro visite alla donnina.
Qualche volta Samuel si era recato anche nel piccola paesino vicino per bere qualcosa e fare un poco di vita mondana.
La gente l'aveva accolto con molta curiosità ed era persino riuscito a fare breccia su una bella biondina che l'aveva tallonato per un paio di sere.
Se non fosse stato ancora in via di recupero dopo il divorzio sicuramente ci sarebbe uscito.
La cosa più importante però era accaduta quando aveva conosciuto Richard, un ragazzo di due anni più vecchio che da sempre viveva in quel paesino, e che lavorava come barista nell'unico bar della zona.
Gli era entrato subito in simpatia e, nel giro di un paio di sere, erano diventati grandi amici.
In un qualche modo la sua mole imponente e i grandi occhi castani e vivaci gli ricordavano il suo migliore amico ai tempi della scuola.

Nei tempi morti in cui non si esercitava al piano e non si esibiva, Samuel sbrigava qualche lavoretto attorno alla casa, era ben tenuta, certo, ma comunque necessitava di ristrutturazioni e migliorie per diventare la casa dei suoi sogni.
Talvolta Richard andava a dargli una mano e assieme si facevano sempre grandi risate proprio come due adolescenti.
Si, ora la sua vita poteva finalmente riprendere e migliorare, sentiva di essere sulla strada giusta per ritrovare la serenità tanto agognata.
Aveva amici, una bella casa, una vita modesta ma piena, aveva la comodità di poter fare il proprio lavoro in un luogo dove non doveva preoccuparsi di non fare troppo rumore, aveva Lucky a tenergli compagnia nei momenti di malinconia e tanto gli bastava.
Ormai non pensava quasi più alla sua vecchia vita e piano piano i ricordi della donna dalla quale era stato abbandonato si andavano affievolendo.


Il telefono squillò e Samuel corse a rispondere.
Ehi Sam, che fai stasera? “ la voce allegra di Richard gli riempì le orecchie.
Niente di che, pensavo di guardare un po' di tv e poi andare a letto, sono stanco morto.” rispose Samuel lasciandosi sfuggire uno sbadiglio.
La risata del amico lo colse di sorpresa.
Che hai da ridere?” gli chiese stranito e divertito allo stesso tempo, l'allegria dell'amico era contagiosa.
Oh niente, è solo che pensavo che il mio vicino, quello di 90 anni ha più vitalità di te.” scherzò stuzzicandolo.
Ah ah ah molto divertente Rik. Oggi ho lavorato tutto il giorno al portico e la mia schiena ne risente.”
Ok ok fratello. Vorrà dire che faremo per un'altra sera. Vai a letto nonnino, ci sentiamo domani!” lo sfottè Richiard.
Fanculo!” brontolò Samuel ridendo.
Buona notte anche a te!” gli rispose l'amico prima di riagganciare.
Sam rimase a guardare il telefono scrollando la testa e sorridendo ancora tra se e se.

Samuel guardò la tv fino a che non gli si chiusero gli occhi e cadde in un sonno profondo.
Tornò con la mente nel bosco, un'altra volta si ritrovò a rincorrere la misteriosa ragazza dai lunghi capelli.
Ma questa volta la raggiunse quasi subito e riuscì a farla girare.
Rimase colpito dalla delicatezza di quel viso liscio e un poco pallido che gli si presentò davanti.
La ragazza ridacchiava sotto i baffi piantandogli addosso occhi dolci di un verde chiaro.
In quegli occhi però, Samuel scorse un ombra di tristezza che lo colse di sorpresa.
Nel frattempo il sorriso della ragazza si spense lentamente e il suo sguardo si fece ancor più intenso.
Sam era affascinato da quella donna, continuava a girare lo sguardo dagli occhi verdi ai capelli scuri, dal collo lungo e affusolato alle guance che si andavano arrossendo in modo delizioso.
Si fermò sulle labbra piene e di una sfumatura rosa di lucidalabbra.
La ragazza le dischiuse lentamente e fece per dire qualcosa...

Un suono melodioso entrò prepotentemente nel sogno svegliandolo di colpo.
Si guardò attorno spaventato.
Dalla stanza accanto giungeva il suono del pianoforte, qualcuno stava suonando una melodia a lui sconosciuta.
Deglutì a fatica e prese coraggio, si alzò inforcando un utensile del caminetto e si diresse con passo felpato verso l'origine del suono.
Stranamente Lucky non si vedeva in circolazione e ciò era molto strano, vista la sua natura guardinga e diffidente.
Chi poteva essere entrato in casa sua?
Mosse un passo dopo l'altro cercando di non fare il minimo rumore.
La melodia usciva dolcemente dallo strumento, sicuramente chi lo stava suonando conosceva bene la musica.
Giunse sulla soglia impugnando saldamente l'attrezzo e tenendolo dinanzi a sé, pronto a colpire.
Ma non era certo pronto per quello che gli apparve davanti agli occhi.
Seduta al pianoforte, intenta a suonare, vi era una figura femminile attorniata da una strana aura che la rendeva quasi trasparente.
A pochi passi di distanza Lucky giaceva seduto con lo sguardo attento verso la ragazza come sotto ipnosi.
Sentì i peli rizzarsi sulle braccia ed il cuore prese a battergli all'impazzata mentre le mani lasciavano la presa sull'attrezzo che cadde con un secco rumore metallico contro il pavimento.
La ragazza smise di suonare e girò lentamente il viso.
Samuel non poté credere ai propri: dinanzi a sé la ragazza del suo sogno.

Dopo alcuni secondi di silenzio in cui l'uomo pensò freneticamente a cosa fare, la ragazza inclinò la testa e gli sorrise tristemente.
Fu allora che Samuel abbandonò l'idea di scappare a gambe levate, montare in macchina e andare il più lontano possibile da lì.
Qualcosa nello sguardo della ragazza lo affascinava e, sebbene le gambe gli tremassero come quelle di un bambino, mosse qualche passo titubante nella sua direzione, desideroso di osservarla meglio.
C-chi sei?” le chiese con voce rauca.
Ma la ragazza non rispose e abbassò lo sguardo.
Lucky si avvicinò a lei e cercò di leccarle una mano come a volerla consolare, evidentemente la sua sensibilità era così acuta da sentire lo stato d'animo del fantasma, perché, Samuel ne era certo, quello era un fantasma.
Forse non puoi parlare?” chiese più a se stesso che a lei.
La ragazza tornò a guardarlo e scosse la testa e si alzò dallo sgabello.
Si avvicinò fluttuando e si fermò a pochi passi di distanza dall'uomo.
Samuel cercò di combattere contro l'istinto di indietreggiare ma si impose di resistere, quel fantasma non sembrava intenzionato a fargli del male.
Negli occhi della ragazza vi era una tristezza così profonda che si sentì stringere il cuore.
Il fantasma aprì la bocca ma non vi uscì alcun suono.
Non ti capisco.” disse lui avvicinandosi quasi inconsapevolmente di un paio di passi e scrutandola con attenzione stringendo gli occhi sulle labbra della giovane.
Aiutami.” riuscì finalmente a leggerne il labiale.
E detto questo la ragazza scomparve così com'era apparsa.
Dopo un primo momento di sbigottimento Samuel corse al comò e ne tirò fuori la foto che vi aveva gettato dentro mesi mesi addietro.
Se l'era quasi dimenticata.
Accese la luce in corridoio e la scrutò attentamente.
La giovane ragazza che le si era mostrata era la stessa della foto, forse di qualche anno più piccola, ma era decisamente lei, i lunghi capelli castani e gli occhi verdi, il viso grazioso dai lineamenti delicati erano i suoi.
Una domanda gli catturò la mente: chi era quella ragazza? Perché aveva chiesto aiuto?


Facendosi coraggio Samuel bussò alla porta della signora Mcgonall che gli aprì dopo alcuni minuti.
Oh mio caro, che piacere. Accomodati.” gli fece cenno di entrare scostandosi dalla porta “ciao bellissimo.” si chinò ad accarezzare Lucky dolcemente.
Grazie signora.”
Si accomodi mio caro, preparo un the e sono subito da te.” gli disse dirigendosi lentamente verso la cucina dove prese a cercare tazze e teiera.
Samuel sedette sul divano e mormorò a Lucky di sedersi accanto ai propri piedi e di stare buono.
Il gatto della donna non si vedeva in giro ed il cane pareva sollevato.
Dopo una decina di minuti la donna servì the e biscotti e sedette sulla poltrona di fronte all'uomo.
Lucky furbamente si alzò e andò a sedersi accanto alla poltrona della donna che, divertita, gli allungò un biscotto.
Cosa ti posta qui mio caro?” gli chiese prima di prendere un sorso di the caldo.
A dire il vero vorrei farle qualche domanda se non le do noia.” le rispose titubante.
Oh, beh se posso aiutarti lo farò volentieri, sei un così caro ragazzo.” gli disse sorridendo sebbene ne fosse rimasta sorpresa.
Grazie. Lei sa chi abitava nella mia casa prima che fosse abbandonata?”
La donna sospirò dolorosamente e abbassò lo sguardo persa nei ricordi.
Samuel attese qualche istante pensando che l'avrebbe cacciato, invece la donna sospirò un'altra volta e con voce flebile prese a raccontare.
Nella tua casa abitava una donna con sua figlia, una bellissima ragazza, così dolce e solare che in paese tutti l'adoravano. Erano molto unite e sembravano condurre una vita serena finché la madre non si innamorò di un uomo. Dopo soli due mesi l'uomo si trasferì nella casa in pianta stabile. Fu allora che cominciarono i problemi. Pare che l'uomo non fosse poi così bravo con la ragazza, ma era abile e furbo, si fingeva un angelo in presenza della madre salvo poi trasformarsi in mostro quando rimaneva solo con la ragazza.
Il sorriso della giovane si spense giorno dopo giorno, prese a evitare le gente che le faceva domande, non usciva quasi più con gli amici, lasciò il ragazzo e i suoi voti a scuola precipitarono. Riuscì comunque a diplomarsi ma con scarsi onori.
Un giorno la ragazza scomparve, in paese si pensò che fosse scappata di casa incapace di reggere ancora quella situazione ma la madre non se ne stette, conosceva sua figlia ed era certa che non avrebbe mai fatto una cosa simile.
Le forze dell'ordine la cercarono in lungo e in largo per sei mesi prima di abbandonare le ricerche. Il fidanzato della madre fu interrogato a lungo ma subito rilasciato per mancanza di prove. Della ragazza non si seppe più nulla. Alcuni pensano che sia riuscita a rifarsi una vita chissà dove, altri sono certi che sia stata assassinata e altri ancora pensano che sia stata rapita. Io sinceramente non so cosa pensare ma posso dirti che qualcosa stava consumando la vitalità di quella dolce ragazza, nei suoi occhi si leggeva la disperazione più nera.
Tutto ciò che so è che l'uomo e la madre si lasciarono appena le ricerche si fermarono e lei si trasferì a Derry. Di lui non so nulla perché sparì dall'oggi al domani e di lui non si seppe più nulla.
Comunque sia andata spero che la ragazza sia felice, ovunque sia.”
terminato il racconto la donna si asciugò le lacrime commossa.
Mi scusi, non volevo turbarla è solo che ho trovato questa in casa e mi chiedevo se appartenesse alla famiglia precedente.” e detto questo le allungò la foto che teneva nel taschino della camicia.
La donna la prese e, dopo averla guardate un paio di secondi, singhiozzò restituendogliela.
Si, è la ragazza, Maisei. Vede quanto era bella?”
Si, era molto bella. E quello dietro a lei è il fidanzato della madre?” chiese con fare noncurante sebbene morisse dalla voglia di saperne di più.
La Mcgonall annuì aggrottando la fronte.
Mi creda, io non lo conoscevo bene ma certe cose si sentono a pelle. Quell'uomo era una gran bastardo, mi permetta, c'era nel suo sguardo una cattiveria così forte che mi spaventava e cercavo di evitarlo come potevo. Non so proprio come Hanna abbia potuto innamorarsi di lui.”

Ancora sconvolto Samuel lasciò la casa e ringraziò la signora Mcgonall, salì in macchina e tornò a casa con un peso sul cuore.


Tu ci credi nell'aldilà?” chiese Samuel prima di infilarsi un gnocco in bocca.
Richard parve rifletterci un momento poi scosse la spalle “Immagino di si. Penso che tutti noi in fondo in fondo ci crediamo.”
Samuel annuì spostando un paio di gnocchi con la forchetta.
E credi anche ai fantasmi?” buttò lì cercando di apparire disinteressato.
Richard sputò quasi l'acqua che stava bevendo.
Ehi amico, cosa ti salta in mente stasera? Hai visto forse un fantasma?” scherzò ridendo a crepapelle.
No...certo che no.” borbottò Sam prima di tornare ad ingozzarsi.
Mangiarono in silenzio per qualche momento poi Samuel ritentò “Senti ma tu conoscevi Maisie, la ragazza che abitava qui prima?”
L'amico sospirò e allontanò il piatto vuoto da sé “Si, ma di vista. Era una gran bella ragazza ma era fidanzata per cui le sono sempre girato allargo. E poi era davvero troppo bella per notare uno come me.”
Sam sorrise.
Tu pensi che sia morta? La signora Mcgonall mi ha raccontato tutto ieri quando sono andato a trovarla.”
Non dovrei dire una cosa del genere ma...qualunque cosa le sia successa il fidanzato della madre ne è responsabile. John Gray era un viscido, uno di quegli uomini che si fingono agnelli ma che poi sono squali fra le mura di casa.” confessò turbato.
Era davvero una ragazza straordinaria.” mormorò in collera.
E questo John dov'è adesso?” chiese Sam trepidante.
Non saprei, si dice che qualcuno l'abbia visto non lontano da qui, vive in una roulotte in mezzo ad un campo isolato. Ma potrebbero essere solo voci.” Richard scosse la testa.
Che dici, guardiamo la partita?” cambiò discorso e il famigliare sorriso da ragazzino tornò ad illuminargli il viso.
Certo!” rispose Samuel.
Ma non riuscì comunque a concentrarsi sulla partita, la mente presa da pensieri oscuri.


Samuel prese a dormire di giorno in modo da restare alzato durante la notte, sperando che la ragazza tornasse da lui.
Continuava a fare lo stesso sogno ma con una variante: la ragazza ora gli chiedeva aiuto.
Passarono due mesi e il fantasma non si fece più vedere nonostante Samuel la cercasse ogni notte.
Prese perfino a parlarle nella speranza che lei, ovunque fosse, potesse sentirlo.

Quando ormai aveva perso le speranze una notte, affacciandosi alla finestra, la vide accanto ad un albero.
Corse fuori concitatamente mosso dalla paura di averla solo immaginata ma, quando giunse in giardino, la trovò lì dove l'aveva veduta.
La ragazza gli sorrise ed il suo volto parve illuminarsi per un breve momento.
Samuel si trovò a pensare che era davvero bella, con quei lunghi capelli mossi dal vento e gli occhi che splendevano al buio.
Sai come sei morta?” le chiese pentendosi subito dopo per essere stato indelicato.
Ma lei parve non offendersi.
Annuì e abbassò lo sguardo.
C'entra quell'uomo vero?” chiese ancora avvicinandosi.
Avrebbe voluto abbracciarla e cancellare quell'aria ferita ma non pensava fosse possibile toccare uno spirito.
La ragazza annuì ancora e sollevò lo sguardo.
Come?” chiese lui.
E allora lei si avvicinò fluttuando e poggiò la fronte alla sua.
Samuel sentì freddo nel punto in cui la ragazza lo stava toccando, poi fu catapultato in un sogno ad occhi aperti.

Era nel corpo della ragazza, sentiva la sua paura come fosse la propria.
Era ranicchiata sotto al letto e si copriva la bocca con la mano per impedirsi di singhiozzare.
Qualcuno entrò nella camera sbattendo la porta.
I passi si allontanarono e il rumore dell'armadio che si apriva la fece trasalire.
L'uomo, così sembrava, si diresse verso il letto, le scarpe lucide entrarono nella sua visuale.
Vieni fuori Maisie, non voglio farti del male. Andiamo, vieni a giocare con me.” la voce cantilenante dell'uomo la fece rabbrividire.
Chiuse gli occhi troppo spaventata per guardare.
Dopo un paio di minuti si sentì tirare per un braccio e prese ad urlare mentre l'uomo la tirava fuori da sotto il letto a forza.
Lei scalciò ma ottenne soltanto di farlo arrabbiare ancor di più. La sollevò di peso e la strinse a sé squadrandola con quegli occhi lascivi.
So che lo vuoi anche tu, fai la smorfiosa ma in realtà io ti piaccio e tanto, si vede dal modo in cui mi guardi.” le sussurrò all'orecchio per poi depositarle un viscido bacio sul collo.
No! Lasciami stare!” urlò Maisie spingendolo via e scappando in corridoio.
Scese le scale ma arrivata agli ultimi gradini inciampò e cadde rovinosamente slogandosi la caviglia.
Pianse di dolore mentre cercava di strisciare verso la porta d'ingresso, John stava scendendo lentamente le scale guardandola con occhi di fuoco.
Non ci mise molto a prenderla e trascinarla sotto di se.
Sei solo una piccola smorfiosa, non fare la difficile.” le sussurrò rocamente strusciandolesi addosso.
Lasciami stare porco!” urlò la ragazza e gli diede uno schiaffo con tutta la forza che aveva.
La pagherai stupida ragazzina!” e la prese per il collo stringendo sempre più forte.
Maisie sentiva le forze abbandonarla, non riusciva ad opporsi e si sentiva di scivolare via dal proprio corpo.
Provò ad urlare ma ottenne solo di far rinsaldare ancor più la stretta di quelle mani bollenti attorno alla gola. Poi fu tutto buio.

Samuel si portò le mani alla gola tossendo forte, i polmoni gli bruciavano come fuoco.
Si chinò sulle ginocchia riprendendo fiato.
M-mi dispiace Maisie.” disse flebilmente con gli occhi lucidi.
La ragazza lo guardò dolcemente e poi si allontanò leggermente in modo da lasciargli spazio per rialzarsi senza toccarla.
Dov'è il tuo corpo?” le chiese dopo essersi ripreso.
Maisie si voltò e prese a fluttuare in direzione del bosco.
Non seppe per quanto camminò ma alla fine giunsero in una piccola radura e Samuel riconobbe l'albero davanti al quale Lucky si era fermato qualche mese prima durante una passeggiata.
è qui che ti ha sepolta?” le chiese sapendo già la risposta.
Lei annuì e parve sul punto di piangere.
Sam mosse un passo verso di lei e allungò la mano carezzandole la guancia.
Sotto le dita sentì solo freddo come se avesse immerso la mano nell'acqua gelida di un lago ghiaccaiato.
Maisie parve sorpresa ma poi chiuse gli occhi e accolse quel gesto.
Samuel scavò per tutta la notte e, quando trovò i resti della ragazza chiamò la polizia.

Nei giorni seguenti casa sua venne presa d'assalto dalla polizia, venne interrogato a lungo e non fu facile spiegare il motivo per cui aveva scavato proprio in quel punto.
Ma nonostante tutto se la cavò.
Nelle settimane seguenti i resti vennero esaminati e fu dichiarato appartenessero a Maisie Conrad scomparsa tre anni addietro.
Ne fu informata la madre che accusò un malore e venne ricoverata all'ospedale, Samuel le portò dei fiori sentendosi in dovere di farlo, se non per la donna, almeno per Maisie.
Ma non era finita lì, Samuel sentiva di dover compiere ancora un passo per garantire a Maisie il riposo eterno tanto agognato.
Doveva trovare John.


Maisie ormai passava a trovarlo ogni notte, si metteva al piano e suonava per lui affascinando sia Samuel che Lucky.
Una di quelle notti Sam le si avvicinò carezzandole la guancia, ormai si era abituato alla strana sensazione che gli provocava toccarla.
Maisie, io credo di sapere dov'è John.” le comunicò.
La ragazza si ritrasse e sbarrò gli occhi spaventata.
Prese a scuotere la testa terrorizzata e, nella foga, cercò di stringergli un polso.
Non ti preoccupare, non mi succederà nulla.” la rassicurò.
Ma la ragazza non sembrò convinta e scosse ancora la testa.
Maisie io voglio che marcisca in galera com'è giusto che sia. Tu meriti giustizia.” le disse accorato inginocchiandosi di fronte a lei.
La ragazza lo guardò addolorata e scossa e poi scomparve nel nulla.

Per alcune settimane Maisie non si fece vedere e Samuel cominciò a preoccuparsi.
Nonostante questo un giorno partì e dopo alcune ore passate a battere strade e campi si imbatté in una roulotte adagiata in un campo piuttosto nascosto, lontano dalle strade.
Doveva essere la casa di John.
Aveva raccolto qualche informazione in giro ed era per cui quasi certo che fosse proprio la sua roulotte.
Si avvicinò guardingo e si affacciò alla piccola e lurida finestra sbirciando dentro.
All'interno riuscì a distinguere una figura maschile che pareva dormire della grossa in un letto zozzo.
Alla vista di quell'uomo Samuel sentì il sangue ribollire nelle vene, ricordò di quando, grazie a Maisie, aveva rivissuto la sua morte, di come quel mostro l'aveva privata della vita.
Con tutta la forza che aveva nei polmoni urlò. “Esci fuori sporco bastardo!”
un chiasso tremendo ruppe il silenzio e John uscì fuori con aria minacciosa.
Chi sei tu e cosa vuoi?” gli ringhiò contro.
Non importa chi sono io, piuttosto dovresti preoccuparti di ciò che hai fatto.”
Non so di cosa stai parlando.” disse l'uomo ma appariva nervoso.
Tu hai ucciso Maisie e ti giuro, farò di tutto per vederti marcire in galera, fosse l'ultima cosa che faccio!” urlò Sam in preda alla furia.
John trasalì prendendo a sudare freddo.
Prima di abbandonare la roulotte però aveva afferrato la pistola che teneva sotto al materasso e ora la tirò fuori dalla cintola, dietro la schiena.
Sam si accorse troppo tardi del grave errore commesso e si ritrovò con la canna puntata addosso, non aveva via di scampo.
Ma proprio nel momento in cui John si apprestava a premere il grilletto, dinanzi a lui apparve Maisie.
L'uomo sgranò gli occhi in preda al terrore.
Tu-tu non puoi essere qui, sei morta! Ti ho seppellita io stesso!” balbettò.
Maisie lo guardò fisso poi, rapidamente, si avvicinò e gli appoggio la mano alla fronte concentrandosi.
Samuel vide con orrore l'uomo girare il polso e portarsi la pistola alla tempia, quindi sparò.
Il corpo di John cadde al suolo privo di vita.
Maisie si voltò verso Sam e lentamente sorrise mentre si avvicinavano l'uno all'altra.
Ora è tutto finito.” sussurrò il ragazzo carezzandole la guancia.
Fu una sensazione strana ma comunque in quel gesto sentì tutto l'amore che li legava.


Tornato a casa Samuel chiamò Maisie che si palesò nel mezzo del soggiorno.
La ragazza lo guardò dolcemente.
Maisie, io credo di amarti.” le sussurrò sentendosi stringere il cuore.
Maisie sorrise e, per la prima volta, il sorriso raggiunse anche gli occhi. Annuì e sillabò “Ti amo anche io.” sebbene non potesse udirle, quelle parole fecero breccia nel suo cuore.
Te ne andrai vero?” sussurrò Samuel sentendo un fitta al cuore.
La ragazza lo guardò intensamente a infine annuì tristemente.
Lo capisco, è ora che tu vada...ma è difficile lasciarti andare proprio ora che ti ho trovata.”
Per tutta risposta Maisie gli appoggiò una mano sul cuore e, per un'istante, Samuel poté davvero sentire dentro di sé la forza del sentimento che li legava.
Commosso la abbracciò, sebbene entrare in contatto con lei gli desse sempre una strana sensazione ma non spiacevole, solo...strana.
Quando si staccarono lei fece segno di seguirla e si diresse in giardino fermandosi a guadare il cielo con aria serena.
Rimasero così per qualche minuto, lei a guardare il cielo e lui a guardare lei cercando di imprimersi nella memoria il suo viso prima che svanisse.
Maisie sospirò e si voltò verso di lui, si avvicinò e le sue fredde labbra si posarono sulle sue per la prima ed ultima volta.
Rimasero così per un po' fino a che Maisie non si staccò retrocedendo di qualche passo.
Gli sorrise ancora una volta e il suo sorriso parve illuminare quella notte più della luna, poi semplicemente svanì.
Samuel si ritrovò con gli occhi fissi nel punto in cui, fino ad un momento prima c'era lei, e ora rimaneva la terra nuda.
Senza vergogna si accasciò a terra e pianse tutte le sue lacrime, come non faceva più da quando era un bambino.
Un naso freddo gli toccò la mano e, quando sollevò il viso, la lingua rugosa di Lucky asciugò le lacrime sul suo viso.
Samuel strinse a sé il cane e, guardando in cielo scorse una stella più luminosa delle altre.
Ti amerò per sempre Maisie.” sussurrò certo che, ovunque lei fosse, l'avrebbe sentito.

FINE



Spero che la storia vi sia piaciuta, adoro particolarmente i fantasmi e non ho resistito alla tentazione di scrivere un piccolo racconto su di essi.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Bacioni dalla vostra Cry.



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