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sabato 20 gennaio 2018

Un'immagine, una storia.

Ciao a tutti amici lettori, come state?
Come procedono le vostre letture? Le mie procedono piuttosto bene, ho terminato Wolf girl & Black prince, e sto procedendo spedita nella lettura di It. Posso ritenermi piuttosto soddisfatta.
Ma bando alle ciance, sono un po' emozionata, oggi do il via ad una nuova rubrica a cui tengo particolarmente: si tratta di Un'immagine, una storia.
In poche e semplici parole consiste nel cercare in internet immagini scegliendo quelle che più mi colpiscono.
Dopo averle salvate e riguardate attentamente lascio che la mia fantasia faccia il resto, inventando di sana pianta una storia ispirata proprio a quell'immagine.
Chiedo venia perché le storie sono completamente inventate da me, miei sono i personaggi e mio lo stile della scrittura. 
Spero che questa rubrica riscuota abbastanza successo perché ci tengo davvero moltissimo.
Ecco quindi per voi la prima delle 12 storie che pubblicherò, in questa rubrica, nel corso dell'anno, questa parla di una giovane guerriera/principessa la quale dovrà lottare duramente per portare la pace nella propria terra.
Buona lettura.

Shana di Sanahata.


Il re di Sanahata passeggiava nervoso avanti e indietro attendendo di essere annunciato dal suo servitore.
Proprio quel giorno aveva stabilito nuove e assurde leggi da far rispettare ai popolani senza aggiungere l'ennesimo aumento delle tasse.
Affacciati all'ampio balcone vi erano già i figli, Sai e Shana che guardavano la folla con tristezza e rassegnazione.
Erano decenni che il padre governava sul popolo e sulla terra di Sanahata e ciò era bastato a portarla quasi alla rovina.

Shana, una ragazza di 17 anni dai lunghi capelli neri e gli occhi dorati come quelli dei felini, lanciò uno sguardo afflitto al fratello, più grande di lei di soli 3 anni.
Da quando la loro madre era morta i due fratelli si erano avvicinati moltissimo saldando ancor di più il loro rapporto.
Purtroppo non erano mai stati altrettanto legati al padre, uomo infinitamente egoista e malvagio.

I pensieri dei due giovani vennero interrotti dall'uscita trionfale del padre, il re.
L'uomo non li degnò nemmeno di uno sguardo e si affacciò al balcone salutando gioviale i sudditi che ricambiarono con scarso calore.
“Bene miei cari sudditi” Shana represse una smorfia di disgusto per i modi untuosi del padre nei confronti del popolo, che fin'ora aveva solo sfruttato e portato alla fame. “mi rincresce comunicarvi l'aumento delle tasse sulle colture, sul possedimento di bestiame e sulla vendita di qualunque prodotto possa essere tassato.”
a quelle parole calò un silenzio gelido e schoccato.
“Mi vedo costretto ad imporre l'aumento in base ai consumi prodotti a palazzo ma anche in base al vostro stesso mantenimento. Non è facile guidare un popolo senza mezzi, capite bene...”
e dicendo ciò si affacciò ancor di più facendo penzolare le numerose collane d'oro puro e facendo luccicare gli anelli che portava quasi ad ogni dito.
Shana mosse un passo in avanti decisa a dire la sua ma la mano del fratello la trattenne dal commettere azioni di cui si sarebbe amaramente pentita.
“Shana, non possiamo fare nulla.” le sussurrò con sguardo furente e triste assieme. Anche lui odiava profondamente il padre ma era saggio abbastanza da non contraddirlo.
Dopotutto il re era famoso per la facilità con cui dava ordine di decapitare chiunque si fosse opposto e Sai aveva i suoi dubbi che si sarebbe astenuto dal far decapitare anche la propria prole.

Fu allora che dalla folla una voce adirata di alzò d'improvviso.
“Popolo dobbiamo rivoltarci, guardate come fa sfoggio delle sue ricchezze, guardate le collane, i vestiti con cui il re e la sua famiglia si orna. Per non parlare del lusso che ci sarà all'interno del palazzo e viene a dire a noi che siamo un costo eccessivo per il dominio? Ma non lo capite che vuole vederci tutti morti? Già adesso non abbiamo di che mangiare, le terre al di fuori del palazzo pullulano di mendicanti e intere famiglie che non hanno di che sfamarsi. Ora vuole persino apporre tasse su quel poco che riusciamo a guadagnare con le nostre attività togliendoci così anche l'unico spiraglio e l'unica speranza di procurarci ogni giorno almeno un pasto. Se continuiamo così presto saremo tutti morti!”
Shana si sporse per vedere chi era l'uomo coraggioso che aveva preso la parola.
In mezzo alla piazza vi era un uomo piuttosto emaciato e vestito di stracci poteva sembrare debole come un vecchio se non fosse stato per l'ardore dello sguardo.
In lui vi era una scintilla di vitalità dovuta alla rabbia e all'odio per quell'uomo che stava subissando il popolo.
Il re trasalì ma si riprese subito sorridendo magnanimo.
“Mi dispiace molto che la pensiate così. Non avete davvero idea della situazione in cui io mi ritrovo da sovrano di una terra che sta andando velocemente in rovina.” disse cercando di destare comprensione.
L'uomo al centro della piazza si aprì in una risata isterica che fece rabbrividire Shana, era un suono acuto e pieno di disperazione.
“E tu non ti sei reso conto della situazione in cui viviamo noi ogni singola ora! Ci sono persone che non mangiano da giorni e vanno a dormire la sera senza sapere se il giorno dopo si sveglieranno. I più deboli si ammalano e muoiono e tanti non hanno nemmeno modo di ricevere una degna sepoltura! E tutto questo a causa vostra!” urlò indicando la famiglia reale.
Sia e Shana trasalirono sentendosi additati. I due ragazzi non avrebbero potuto essere più diversi dal padre ma, giustamente, il popolo non poteva saperlo.
Il popolo cominciava a rumoreggiare per dare man forte all'uomo, alcuni avevano iniziato a gridare ingiurie contro il re e i figli.
Fu allora che il re abbandonò la maschera magnanima con cui aveva cercato di ingannare tutti e lasciò che la propria rabbia affluisse nelle vene riscaldandogli il corpo dall'interno.
“Guardie! Voglio che quell'uomo venga giustiziato domani stesso! E con lui tutti quelli che si opporranno al nuovo regime da me imposto!” urlò gelido e perentorio.
Di colpo la folla si zittì retrocedendo velocemente e lasciando più spazio dal rivoluzionario che rimase impavido e dritto con lo sguardo di fuoco allacciato a quello del re in gesto di sfida.
“Siete tutti dei codardi! Lasciate che una singola minaccia vi fermi, ma mi chiedo se non sia meglio morire che continuare a vivere come viviamo noi adesso. Io voglio cambiare le cose, voglio vedere la mia gente vivere dignitosamente e sono ben felice di sacrificarmi affinché le cose cambino!” proclamò l'uomo senza distogliere mai lo sguardo.
“Bene, allora morirai!” si limitò a decretare il re con un sorriso sornione.

L'uomo si girò e guardò la folla intera.
“Popolo, vi prego di darmi ascolto, se ci rivoltiamo non potranno certo ucciderci tutti, noi siamo in tanti e siamo alimentati dal fuoco più spaventoso di tutti: la disperazione! Combattiamo per migliorare la nostra vita!” urlò nel tentativo di convincere la gente a prendere coraggio.
Nel farlo però commise un grosso errore: voltò le spalle al balcone per cui non poté vedere il re che scambiava un cenno con la guardia alla sua destra.
Tutto successe nel giro di un secondo, la guardia sfoderò il pugnale che portava alla cintola e con mira precisa lo lanciò in direzione dell'uomo. Non ebbe nemmeno il tempo di urlare, il pugnale si conficcò a fondo nel cuore.
“Noooo!” gridò Shana incapace di trattenersi.
Ma il grido venne soffocato dal petto ampio di Sai che la strinse forte a sé impedendole di vedere il corpo dell'uomo cadere a terra con un tonfo sordo.
“Chiunque oserà opporsi a me farà la stessa fine.” proclamò il re gelido squadrando la folla che si era ormai zittita presa dal panico.


“Bevi, ti farà bene.” le disse Sai porgendole una tazza di tisana fumante.
Shana non aveva più proferito parola, la scena dell'uomo che veniva ucciso a sangue freddo, a tradimento, le si ripresentava alla mente facendola rabbrividire.
Sentiva aumentare l'odio verso il padre ad ogni minuto che passava.
“Sai, io non ce la faccio più. Non posso restare qui e sapere che , mentre noi ci godiamo tutti il lussi, gustiamo i migliori cibi, viviamo nell'agio, c'è gente che muore ogni giorno perché non ha nemmeno un tozzo di pane secco con cui sfamarsi.” sussurrò con voce spezzata evitando di incrociare lo sguardo del fratello.
Sentì i passi che si avvicinavano e il viso di Sai entrò nel suo campo visivo.
Ogni volta che lo guardava sentiva una stretta al cuore, aveva ereditato i tratti della madre: fini capelli biondi e occhi di un sorprendente nocciola, quasi dorato, esattamente come i suoi.
Gli occhi erano l'unico tratto che i due fratelli avevano in comune, per il resto a distinguerli vi erano i lunghi capelli color dell'ebano e la pelle olivastra di Shana.
“Ma che possiamo fare? Anche io odio nostro padre ma se scappassimo lui ci troverebbe e faremmo la stessa fine di quell'uomo. E dimmi allora cos' avremmo risolto? Se invece stiamo qui potremmo...”
Shana lo interruppe scattando in piedi “Cosa Sai? Cosa possiamo fare se non restare a guardare mentre il re continua ad imporre tasse impossibili e ad uccidere chiunque si opponga?”
Sai abbassò il capo sconsolato.
Shana gli si avvicinò abbracciandolo stretto.
“Sai, io voglio tentare di cambiare le cose. Voglio combattere per quella gente. Hanno bisogno che qualcuno li aiuti o moriranno tutti.”
Sai si staccò da lei terrorizzato.
“ Ma cosa vuoi fare Shana? Ti rendi conto che là fuori saresti in pericolo? Se qualcuno ti riconoscesse...i-io non voglio nemmeno pensare a cosa ti potrebbe accadere!” la pregò lui prendendola per mano e stringendola così forte che Shana ebbe paura gliel' avrebbe frantumata.
“Starò attenta. Io prenderò tutte le precauzioni necessarie e allestirò un esercito per sconfiggere il re.” borbottò guardandolo fisso.
Lo sguardo febbrile della sorella fece scorrere un brivido alla schiena di Sai.
“No, non lo permetterò. Io sono tuo fratello, l'unico altro uomo della famiglia e devo proteggerti. Tu resterai qui e non voglio più sentirti dire nulla a riguardo.” il ragazzo scosse la testa “Promettimi che abbandonerai questa pazza idea che ti sei fatta. Non puoi farcela da sola ed io non ho intenzione di permetterti una cosa simile. Dobbiamo restare uniti.”
Shana rimase in silenzio distogliendo lo sguardo.
“Promettimelo!” la obbligò Sai facendole alzare il viso in modo che i loro sguardi si incontrassero.
“Te lo prometto.” sospirò infine la ragazza.



Shana si alzò dal letto e, facendo attenzione a non produrre il minimo rumore si diresse verso l'armeria delle guardie.
Per fortuna conosceva benissimo i punti da evitare per non farsi scoprire e per lei fu semplice arrivare alla meta vagando nell'ombra.
Si aggirò per un po' finché non trovò una tenuta della propria taglia, o almeno una che non fosse troppo grossa per il suo corpo minuto. Un semplice paio di pantaloni neri corazzati, una giacca rinforzata, stivali alti con la punta ferrata e un lungo e pesante mantello nero erano ciò che faceva al caso suo.
Prima di lasciare l'armeria trovò ancora una specie di sciarpa che si avvolse intorno al viso in modo da scoprire solo gli occhi, e scelse un paio di pugnali che allacciò alla cintura.
Era pronta per cambiare il destino del suo popolo e avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per fermare il padre una volta per tutte.
Prima di allontanarsi dal palazzo lasciò vagare lo sguardo alla finestra dove sapeva esserci la stanza di Sai.
“Perdonami se puoi. Spero di rivederti un giorno.”
Poi si tuffò nel buio della notte.


Al mattino dopo Sai, al suo risveglio, trovò un biglietto di Shana sul comodino.
“Io devo fare qualcosa, non posso più stare a guardare mentre la gente muore. Resta a palazzo e cerca di impedire a nostro padre di uccidere ancora. So che ce la puoi fare. Ci rivedremo fratello mio. Ti voglio bene tua Shana.”
Sai si lasciò cadere sul letto sconvolto ma, in fondo al cuore, sapeva che se c'era qualcuno in grado di cambiare le cose era Shana, dalla mamma aveva ereditato il carattere indomito e il coraggio estremo, a differenza sua che era più saggio e anche più codardo.
Guardò la foto che teneva sul comodino che ritraeva lui e Shana qualche anno prima e sorrise sebbene sentisse il cuore stringersi di preoccupazione.
“Buona fortuna Shana, so che ce la puoi fare, io credo in te.”


I mesi passarono e Shana si ritrovò a pagare le conseguenze del proprio gesto.
Doveva viaggiare solo di notte per paura che qualcuno la riconoscesse e, infine, i soldi che aveva rubato dal palazzo erano finiti costringendola a rubare di tanto in tanto per sfamarsi.
Ogni giorno si allenava duramente con i pugnali ma non si poteva certo dire che fosse un'abile guerriera, a palazzo soltanto Sai aveva ricevuto, in quanto maschio, qualche scarna lezione all'uso delle armi.
Ma nonostante questo faceva del suo meglio.
Giorno dopo giorno vedeva da lontano la gente, ne spiava gli stenti e un paio di volte aveva anche visto morire qualcuno davanti ai propri occhi impotenti.
La verità era che non sapeva come cambiare le cose.
Per farsi ascoltare dalla gente avrebbe dovuto dare almeno prova di essere un buon condottiero e, al presente, era solo in grado di difendersi malamente dai furfanti ubriachi che di tanto in tanto la infastidivano.
Come avrebbe potuto fare?


Shana odiava rubare ma ormai erano due giorni che non mangiava e si sentiva debole e sfinita, non sarebbe stata di alcun aiuto se fosse morta di fame in un bosco.
In genere aspettava il calare della notte per muoversi nelle terre abitate ma non poteva più resistere così decise di rischiare.
Si avvolse la sciarpa attorno al viso e prese a gironzolare stando attenta a non dare troppo nell'occhio.
Vagabondò per una mezz'oretta finché non colse un'occasione più unica che rara: ad una decina di metri un carro carico di frutta che sembrava proprio fare al caso suo.
Da quella distanza poteva chiaramente vedere il proprietario, tutto preso a parlare con un altro uomo a qualche passo di distanza. Entrambi davano la schiena al carro quindi Shana prese ad avvicinarsi con aria noncurante.
Per fortuna non era una via molto trafficata ed accostarsi al carro non fu un gran problema.
Si abbassò in modo che se i due uomini non la scorgessero nel caso si fossero girati e allungò la mano per cogliere la prima cosa che le fosse capitata.
Si lasciò scivolare nella borsa che portava a tracolla succose mele rosse, pere, arance e persino un grappolo d'uva prima che una voce la sorprendesse alle spalle.
“Ma che diavolo stai facendo?” le urlò qualcuno strattonandola per il braccio.
“Acc...” borbottò presa alla sprovvista “ma come diavolo...”
si ritrovò a tu per tu con un ragazzo muscoloso e imponente che la guardava torvo.
“Ma bene, sei pure una donna.” si lasciò sfuggire il ragazzo.
Shana assunse un'aria indignata, alzò il mento e lo guardò con aria di sfida. “Si, sono una donna e quindi?” disse beffarda.
Il ragazzo si lasciò sfuggire un sorrisetto divertito e veloce come un fulmine le scoprì il viso prendendosi la bandana.
“Una ragazzina, di bene in meglio! Dovresti essere a casa invece di rubare per strada.”
Shana cercò di riprendere la bandana ma l'uomo alzò il braccio e per lei divenne impossibile anche solo sfiorarla, la sovrastava di diversi centimetri.
“Non sono una ragazzina brutto maleducato. Ridammi subito la sciarpa e vatti a fare gli affari tuoi da un'altra parte!”

Nel frattempo la buffa scenetta aveva attirato l'attenzione dei due uomini che accorsero.
Ma prima che il proprietario del carro potesse anche solo sfiorare Shana, il ragazzo si frappose tra i due poggiando la mano contro al petto dell'uomo.
“Calma, è solo una ragazzina. Le restituirà tutta la merce e dopo me ne occuperò personalmente.” lo calmò.

Shana fu costretta a restituire tutta la frutta, quindi le furono legate le mani con una corda e fu obbligata a seguire quello che, guardandolo meglio poteva intuire, fosse una guardia.
Camminarono in silenzio per diverso tempo prima che il ragazzo le rivolgesse la parola senza guardarla in faccia, quasi con noncuranza.
“Hai una famiglia da cui tornare?” le chiese.
“No...” non poteva certo dire che era una reale.
“Sei orfana?”
“No ma vivo per conto mio.” Shana cercò di rimanere sul vago.
Il ragazzo si fermò e la tirò verso di sé servendosi della corda.
Shana si lasciò sfuggire un gemito, la corda le stava tagliando i polsi.
“Ascolta, ora ti slegherò i polsi ma sappi che, in caso ti venissero strane idee, sappi che sono uno decisamente veloce ed ho una mira infallibile.” nonostante la minaccia il ragazzo stava sorridendo.
Tagliò la corda e nel farlo le sfiorò il polso facendola rabbrividire.
C'era qualcosa di particolare in quella guardia, più lo osservava e più sentiva istintivamente di potersi fidare, il suo sorriso era dolce e gli occhi gentili.
“Io non posso stare qui, devo andarmene subito. Ti prometto che me ne andrò senza combinare altri guai.”
“Non posso certo lasciarti andare così, ti devo portare in prigione almeno finché non avranno fatto tutti i controlli necessari.” la redarguì aggrottando le sopracciglia.
Shana era disperata, qualcuno l'avrebbe certamente riconosciuta.
Forse il ragazzo doveva essersi accorto del suo stato d'animo perché le appoggiò una mano sulla spalla. “Non ti accadrà nulla di male, non lo permetterò.”
“Tu non puoi capire se mi trovano io...” s'interruppe, non poteva dire di più o l'avrebbero scoperta.
“Ok, ricominciamo da capo ti va? Io sono Lorence.” e detto questo aspettò che lei parlasse. “Emh a questo punto dovresti dirmi qual'è il tuo di nome...”
Shana scrollò il capo e incrociò le braccia in segno di chiusura.
“Non posso dirtelo.”
“O si che puoi, me lo devi. Se non ci fossi stato io quell'uomo ti avrebbe conciata per le feste.” le ricordò.
La ragazza sospirò avvilita.
“Shana...”
“Mmm, bel nome per una ragazza scalmanata come te. Ok, diciamo che forse io potrei...beh lasciarti andare ma tu mi devi giurare che te ne andrai da qui il più velocemente possibile.” le disse evitando di guardarla.
Non sapeva cosa gli era saltato in mente ma quella ragazza sembrava davvero spaventata, e poi forse aveva rubato solo per fame.
“T...tu lo faresti davvero?” Shana era incredula.
Lorence annuì guardandosi poi attorno.
Presa dalla frenesia lo abbracciò di slancio facendolo indietreggiare di qualche passo.
“Ma che diavolo fai?!”
La ragazza lo lasciò andare in fretta arrossendo fino alle punte dei capelli.
“Emh scusa io...ecco...insomma grazie.” borbottò guardandosi le punte dei piedi.
Lorence si ricompose e la guardò severo per un attimo, poi un lampo di preoccupazione gli attraversò lo sguardo.
“Quanti anni hai Shana?”
“17 perché?”
“è una terra pericolosa questa per una ragazzina come te. Non dovresti andartene in giro da sola.” le disse scrutandola a fondo.
Shana si imbarazzò nuovamente sotto quegli occhi verdi che sembravano volerle leggere dentro.
“So badare a me stessa...” disse poco convinta.
Lorence si lasciò sfuggire un sospiro rassegnato “Ok, vieni con me, per questa notte potrai venire a casa mia, si vede che sei affamata e hai una brutta cera, ti occorre riposo.”
“Perché lo fai?” Shana non poteva che essere sorpresa e sollevata dalla sua proposta.
Il ragazzo scrollò le spalle e si aprì in un sorriso caldo. “Forse perché mi ricordi me stesso qualche anno fa.” e detto questo s'incamminò e Shana non poté fare a meno di seguirlo sorridendo a sua volta.


Doveva essere solo un notte e invece Shana si insediò a casa di Lorence in pianta stabile, lui si offrì di allenarla nella lotta corpo a corpo e in quella con le spade insegnandole tutte ciò che sapeva.
Furono mesi di duro allenamento in cui Shana trasformò il proprio corpo in una macchina da guerra, potenziò i muscoli e imparò nuove tecniche affinando anche quelle che già conosceva.
Finché non arrivò il giorno in cui si sentì pronta.
Quella sera aspettò che Lorence tornasse e, con il cuore in pezzi, gli comunicò che era giunto per lei il momento di andarsene.
In realtà fra i due era nato un sentimento che andava oltre la semplice amicizia quindi era ancor più difficile separarsi ora.
“Cosa? Ma perché vuoi andartene? Cos'è che non mi dici Shana?” Lorence sembrava avere la capacità di leggerle dentro e anche quella volta non fu da meno.
“Io devo andare. Ho una missione da compiere. Ti devo moltissimo, mi hai insegnato a combattere e a credere in me stessa. Ora posso portare a termine quello per cui ho lavorato tanto ed è solo grazie a te.” Shana si avvicinò abbracciandolo stretto.
Sentì il cuore di lui battere forte contro la guancia.
“Quale missione?” Chiese incredulo.
“Non posso dirtelo.”
Lorence si staccò bruscamente da lei e la guardò con rabbia “Basta con questi segreti! Devi dirmi tutto, me lo devi!” urlò, il dolore negli occhi verdi era chiaro.
La ragazza mosse qualche passo poi si lasciò cadere sulla sedia prendendosi la testa tra le mani.
Lorence le si sedette accanto “ Shana apriti con me, lo sai che ti puoi fidare, sarò sempre al tuo fianco.” le sussurrò con dolcezza, in quelle parole sentiva l'amore.
Così alzò lo sguardo, lo incrociò al suo e finalmente gli raccontò tutto.

“T...tu sei la principessa Shana?” balbettò Lorence quando lei ebbe terminato.
Lei annuì cercando di decifrarne la reazione.
“E vuoi radunare un esercito e uccidere tuo padre?” aggrottò la fronte cercando di tener dietro ai propri ragionamenti.
Lei annuì nuovamente scrutandolo incerta.
Lorence si alzò di scatto facendola trasalire quindi prese ad aprire tutti gli armadi buttando in un grosso zaino ogni cibaria possibile e immaginabile.
“Ma che stai facendo?” gli chiese confusa.
Lui si fermò di colpo e le andò incontro, allungò una mano e le carezzò dolcemente la guancia “Non ti lascio andare da sola, sarò con te d'ora in poi e per sempre.”
La semplicità con cui disse quelle parole la commosse e, presa dal momento, si alzò sulle punte e appoggiò le labbra alle sue.
Non si era mai sentita così prima d'ora.
Lui sorrise felice contro le sue labbra e contraccambiò con slancio.
Shana ora sapeva cosa vuol dire essere amati e protetti.


Non fu difficile per Lorence e Shana radunare un corposo esercito, allenarlo e renderlo veramente temibile.
Il popolo era allo stremo e anelava da tempo che qualcuno lo guidasse.
Ci vollero altri due mesi prima che Lorence reputasse il livello di preparazione impeccabile, non voleva certo mandare della brava gente a morire senza una giusta preparazione. Ogni vita era preziosa quindi lui e Shana avevano pensato a tutto, nei dettagli e avevano ideato un piano che metteva loro stessi in prima linea, esposti ai pericoli più grossi.
Lorence amava sempre più la forza e la determinazione di Shana, il suo coraggio. Non avrebbe mai creduto che potesse essere tanto forte da uccidere il proprio padre per la libertà del popolo e per riportare la giustizia, in fondo si trattava pur sempre di sangue del suo sangue.
La notte prima dell'attacco fecero l'amore per la prima volta, consapevoli che poteva essere l'ultimo momento in cui sarebbero stati assieme, l'indomani sarebbero potuti soccombere sul campo di battaglia, ma questo non li avrebbe fermati.


“Forza! Attacchiamo!” Urlarono all'unisono Lorence e Shana guidando l'esercito all'assalto del castello.
Le ore di pratica erano servite, Shana abbatteva uomini, schivava colpi e parava come se l'avesse sempre fatto.
Lorence si muoveva come se stesse eseguendo una danza, mulinava la spada e affondava colpi con la forza e la grazia di un angelo vendicatore, nessuno pareva essere al suo livello.
Il popolo combatteva con ferocia e coraggio facendosi guidare dalla disperazione, solo così riusciva a contrastare gli assalti delle guardie reali.
Shana lanciò un'ultima occhiata a Lorence che le fece un cenno col capo. Sapeva che sarebbe toccato a lei il compito più difficile e le mandò il proprio augurio con gli occhi prima di rituffarsi nella mischia.

Shana procedette veloce e silenziosa per i corridoi, sapeva che non sarebbe stato facile scovare il padre, quel vigliacco avrebbe tenuto per sé almeno un paio di guardie.
Allo stesso tempo ne fu felice perché nessuno avrebbe potuto fare del male a Sai, suo fratello. Aveva lasciato detto a tutti di non torcergli un solo capello ma non poteva essere certa che l'avrebbero ascoltata.
Mentre correva furtiva la voce di Sai le arrivò come una coltellata al cuore.
Non lo vedeva da mesi e le mancava da morire.
“Padre, dovete arrendervi, il popolo è troppo forte! È il momento di lasciare libera Sanahatla!” urlò il ragazzo.
“Mai! Io sono il re e questa è la mia terra!” la voce aggressiva del padre la indusse a fermarsi di colpo.
Il cuore prese a martellarle nel petto.
Guardò davanti a sé, oltre la porta vi era quel che rimaneva della sua famiglia, finalmente si sarebbe compiuto il suo destino: avrebbe ucciso il padre e salvato la sua terra oppure sarebbe morta nell'intento.
Prese un respiro profondo e partì alla carica.


Spalancò la porta, la spada sguainata e rimase sorpresa di trovare Sai e il padre indifesi, senza guardie attorno.
“S..sei ancora viva?! Tu, schifosa traditrice hai fatto tutto questo? Tu osi metterti contro di me? Io ti ucciderò con le mie stesse mani!” urlò il re scagliandosi contro la figlia sguainando a sua volta la spada.
Sai si gettò in mezzo e la spada finì per ferirlo di al fianco.
“Noooo Sai!” Shana si gettò a terra accanto al fratello.
Sai sanguinava copiosamente, la mano premuta contro la ferita e una smorfia di dolore dipinta sul bel volto.
“S...Sai io non volevo...” il re guardò il figlio e poi la lama della spada dalla quale gocciolava il sangue “è colpa tua! Tu sei la causa di tutto questo, tu devi morire!” urlò rivolgendosi a Shana.
Lo sguardo carico di odio del padre fu l'incentivo che le serviva per trovare la forza di ucciderlo davvero.
Si alzarono entrambi e presero a menare affondi l'uno contro l'altro.
L'odio e la cattiveria alimentava il re ma la determinazione e la speranza alimentava Shana.
Ma il re aveva dalla sua anni di esperienza e non gli fu difficile chiuderla all'angolo.
“Sei pronta a dire addio al mondo?” le sussurrò perfido il re alzando la spada sopra la testa per il colpo di grazia.
Shana guardò il fratello, il volto pallido e tremante, lasciò che il clangore della battaglia all'esterno giungesse fino a lei, nella mischia le parve di distinguere l'urlo di Lorence.
Tornò a guardare il padre, si sentiva calma e forte come non lo era mai stata.
“No, non sono ancora pronta. Venderò cara la pelle!” disse gelida prima di rinsaldare la presa sull'elsa e scagliarsi contro il padre.
Le lame cozzarono e l'uomo, sorpreso dalla forza improvvisa della ragazza si sbilanciò perdendo l'equilibrio.
Fu facile per lei approfittarne e trapassarlo da parte a parte.
Lo sguardo ardente di Shana fu l'ultima cosa che il re di Sanahata vide prima di morire.


Dopo la morte del re fu proclamata l'incoronazione di Sai, che regnò con giustizia e saggezza, la terra di Sanahata rinacque dalle proprie ceneri e il popolo finalmente ebbe di che mangiare.
Sai fu un re amato e rispettato da tutti, la sua fama crebbe e andò oltre i confini di Sanahata, tanto che trovò l'amore ben presto negli occhi di una bellissima ragazza del popolo che sposò e proclamò quindi regina.
Shana e Lorence si sposarono ed ebbero due figli, l'uomo fu assegnato al comando delle guardie reali mentre Shana abbandonò per sempre le armi ma in lei rimase viva quella fiamma ardente, la fiamma che alimenta il cuore di una vera eroina.

FINE

Cosa ne pensate amici lettori?
Vi prego di farmi sapere cosa ne pensate e se vi piace la rubrica.
Un bacione dalla vostra Cry.


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