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martedì 20 febbraio 2018

Un'immagine, una storia #2.

Ciao lettori, come state?
Io sto facendo un sacco di letture, quindi sono felicissima.
Come sapete, il mese scorso ho dato il via ad una nuova rubrica a cui tengo particolarmente: si tratta di Un'immagine, una storia.
In poche e semplici parole consiste nel cercare in internet immagini scegliendo quelle che più mi colpiscono.
Dopo averle salvate e riguardate attentamente lascio che la mia fantasia faccia il resto, inventando di sana pianta una storia ispirata proprio a quell'immagine.
Chiedo venia perché le storie sono completamente inventate da me, miei sono i personaggi e mio lo stile della scrittura. 
Spero che questa rubrica riscuota abbastanza successo perché ci tengo davvero moltissimo.
Ecco quindi per voi la seconda delle 12 storie che pubblicherò, in questa rubrica, nel corso dell'anno, questa parla di un amore impossibile, un amore implacabile fra due persone che mai si sarebbero dovute amare...

Buona lettura.
Gli ostacoli del cuore.


La cucina del castello era affollata di elfi, creature dalle lunghe orecchie a punta e caratteristici capelli blu.
Arla, un' elfa di mezz'età lanciava sguardi truci da sopra le pentole impartendo ordini secchi alla decina di elfi che saettavano da un bancone all'altro.
D'un tratto il suo sguardo si fermò sulla più giovane, una graziosa elfa arrivata
al castello solo da qualche giorno.
Ehi tu, vedi di muoverti a portare la zuppa al padrone!” la rimbeccò mettendole la zuppiera tra le mani e spingendola con malagrazia verso la sala pranzo.
La giovinetta timorosa prese un grosso respiro e spinse con il fianco la porta cercando di non mollare la presa sulla pesante zuppiera fumante.
Ok Xia, un passo alla volta, non cadere, non cadere non cadere...” mormorava tra sé, concentrandosi al massimo nel tentativo di mettere un piede davanti all'altro senza inciampare.
Era quasi arrivata al lungo tavolo quando pestò l'orlo della gonna e cadde rovinosamente a terra.
Il rumore di cocci rotti fece sussultare l'uomo seduto a tavola distogliendolo dai propri pensieri.
Maledizione!” borbottò irritato alzandosi di scatto dalla sedia.
Accidenti!” si rimproverò nella testa Xia cercando di alzarsi.
Si mise in gattoni cercando di tenere la testa bassa come le aveva insegnato Arla, i servi non possono mai guardare in faccia il proprio padrone.
Guardò con una smorfia i propri abiti, ora zuppi, scacciò quello che poteva essere un pomodoro dalla gonna con una manata.
Dalla cucina arrivò come una saetta Arla profondendosi in sentite scuse prima di inginocchiarsi ai piedi del padrone con fare umile.
Mi scusi padrone, non permetterò mai più a questa pasticciona di servirvi i pasti, la rinchiuderò in cucina a lavare piatti fino alla fine dei suoi giorni!”
A quelle parole Xia chinò ancor più il capo sentendosi un disastro.
Alzati immediatamente! Odio i leccapiedi.” ringhiò il padrone scansando la donna e avvicinandosi di qualche passo a Xia. “In quanto a te vedi di ripulire il casino che hai combinato!” ordinò minaccioso.
S-si subito padrone.” balbettò la giovane alzandosi per armarsi di scopa e paletta.
Arla si mise in piedi a sua volta e con aria remissiva si offrì di pulire lei stessa impedendo così a Xia di combinare altri guai.
Non ti immischiare elfa. Ho detto che sarà lei a pulire. Tornatene pure in cucina, mi hai già dato troppa noia per oggi.” borbottò infastidito l'uomo.
Xia tornò di corsa dalla cucina con l'occorrente e si mise subito all'opera mentre Arla le passava vicino rossa in viso di collera fulminandola con una sola occhiata.
Si prospettava una severa lavata di capo una volta che avesse terminato di pulire.
Si mise di buona lena per cercare di farsi perdonare, spazzò accuratamente ogni singolo coccio di ceramica e successivamente lavò il pavimento sotto lo sguardo severo del padrone che, nel frattempo, era stato servito da un altro elfo e senza altri intoppi.
Pensi di metterci ancora molto? Vorrei poter pranzare in santa pace!” la rimbeccò notando il lungo tempo che stava impiegando la ragazza per pulire.
S-si ho finito...m-mi scusi.” balbettò Xia affrettandosi ad afferrare tutto e scappare letteralmente in cucina.
Ma prima che potesse anche solo appoggiare la mano alla maniglia della porta la voce dell'uomo la richiamò indietro.
Elfa! Qual'è il tuo nome?”
Xia si girò lentamente, lo sguardo sulle proprio scarpe. “Xia padrone.”
Lei non poté vederlo ma l'uomo la squadrò con interesse lasciandosi scappare un sorrisetto. “Xia, lo terrò presente...”
il suono della voce del padrone che pronunciava il suo nome le diede una strana e piacevole sensazione ma non seppe dirne il motivo.


Arla era davvero furiosa e sconcertata, sbatteva ciotole sui ripiani come se volesse spaccarle una ad una.
Com'è possibile che abbia scelto proprio lei?!” borbottò livida in viso senza aspettarsi una vera e propria risposta dall'elfa che la stava aiutando.
Xia è una pasticciona, non ho mai visto una serva peggiore di lei. È qui solo da una settimana ed ha già rotto una zuppiera, scheggiato due piatti del servizio più prezioso che il padrone possiede, allagato quasi la cucina dimenticando il rubinetto aperto...no, non posso permettere che sia lei a servire i pasti d'ora in poi, sarebbe la fine per tutti noi!” brontolò sfregandosi la fronte con le mani.
Arla, non puoi farci nulla, il padrone ha fatto espressamente il suo nome, non vuole altri se non lei a servirgli i pasti.” le ricordò paziente l'elfa servendo la macedonia nelle scodelle.
Ma perché mia proprio Xia?!” chiese sconsolata la cuoca accasciandosi sul ripiano del bancone.
La serva non rispose stringendosi semplicemente nelle spalle.
Sarebbe stato un completo disastro, ne era certa!


Xia non sapeva molto del padrone se non quello che le avevano raccontato i servi.
Nessuno conosceva il suo nome, ma si diceva che fosse un potente stregone, poco socievole e alquanto severo con la servitù.
Prima che Xia giungesse al castello vi era stata una serva, punita con dieci frustate solo per aver rotto un vaso decorativo mentre spolverava, un altro servo invece era stato venduto, non prima di essere malmenato, per aver offeso il padrone guardandolo direttamente in faccia.
Con questi presupposti Xia non poteva certo sentirsi lusingata dal fatto che il padrone volesse lei sola a servirgli i pasti.
Prima o poi avrebbe commesso un errore e sarebbe stata punita, magari addirittura con la morte.
Nonostante la paura l'elfa non poteva fare a meno di domandarsi quale fosse l'aspetto dell'uomo.
Di lui poteva vedere solo le scarpe, le lunghe gambe affusolate, la vita stretta, e le mani grandi e curate, ma moriva dalla curiosità di dare un'occhiata al suo viso.
Chissà di che colore erano i suoi occhi, se aveva le labbra carnose o sottili, se aveva la barba oppure no?
Ogni volta che le rivolgeva la parola si sentiva imbarazzata ed emozionata, negli ultimi tempi poi avvertiva una nota più morbida nella sua voce quando la chiamava o le parlava.
Ma che vai a pensare? Sei proprio una sciocca Xia!” si disse scuotendo la testa e riprendendo a sparecchiare.

In corridoio una figura scura scrutava la ragazza con interesse sogghignando fra sé e sé.
Padrone, le serve qualcosa?” la voce di Arla fece sobbalzare l'uomo che, preso alla sprovvista, finse di scrutare con interesse il dipinto appeso alla parete.
Mmmh...no, stavo solo pensando che questo quadro è orribile. Rimuovetelo dalla parete immediatamente!” borbottò stizzito prima di allontanarsi con le mani nelle tasche dei calzoni e le sopracciglia aggrottate.

Arla si sporse e vide Xia che canticchiava sorridendo mentre sparecchiava, non poté fare a meno di ammirarne la giovane bellezza e ripensare al padrone che sembrava proprio intento ad osservarla con interesse...troppo interesse per i suoi gusti.


Era già un mese che Xia lavorava al castello e cominciava ad ambientarsi, svolgeva i mestieri con più attenzione, e facilità ed Arla la sgridava decisamente meno rispetto ai primi tempi.
Poteva ritenersi soddisfatta.

Prese il vassoio con l'arrosto e si diresse a passo svelto verso la sala da pranzo, giunta accanto al tavolo posò il vassoio e, con le pinze afferrò un paio di fette servendole allo stregone che attendeva impaziente.
Una volta svolto il proprio compito si ritirò accanto alla parete in attesa di nuovi ordini che non tardarono molto ad arrivare.
Vieni a servirmi altro arrosto!”
Xia si mosse velocemente inforcando nuovamente le pinze ma, proprio nel momento in cui stava per posare le fette nel piatto, l'attrezzo le scappò di mano e l'arrosto cadde rovinosamente a terra non prima di aver sporcato i calzoni dello stregone.
Acc...ma sei proprio un disastro!”urlò irritato.
M-mi dispiace molto i-io...” balbettò l'elfa afferrando il tovagliolo e gettandosi in ginocchio per sfregare la macchia.
Lo stregone sussultò sorpreso e stizzito “Ma che diavolo fai?!” borbottò schiaffeggiandole via la mano.
Xia rimase impietrita, ma che cosa le era saltato in mente? Aveva osato toccare il padrone! Sicuramente l'avrebbe uccisa per un tale affronto.
Mentre il cuore le batteva all'impazzata e i muscoli le si trasformavano in pietra udì l'uomo mormorare qualcosa di incomprensibile e, un attimo dopo la macchia scomparve sotto i suoi occhi.
Qualcosa le sfiorò il fianco facendola sobbalzare.
Pare che sarà qualcun altro a pulire il tuo pasticcio.” disse lo stregone lasciandosi sfuggire un mezzo sorriso alla vista del nuovo arrivato.
Davanti agli occhi di Xia comparve un sinuoso gatto grigio con due meravigliosi occhi turchesi.
Nel giro di un paio di secondi spazzolò l'arrosto caduto a terra, quindi si sedette a contemplarla curioso.
Dopo quello che a Xia parve un tempo lunghissimo, il gatto si alzò e le si strusciò contro il braccio prima di lasciare la stanza.
Sei molto fortunata, Tibbie difficilmente mostra simpatia per qualcuno...devi essere davvero speciale.” la voce dell'uomo aveva assunto una nota calda che la fece rabbrividire.
Fu in quel momento che lo stregone si sporse verso di lei, le mise due dita sotto il mento e la obbligò a sollevare il viso verso il suo.
Xia confusa si affrettò a distogliere lo sguardo concentrandosi sul pizzo della tovaglia.
Sentì lo sguardo del padrone percorrerle i lineamenti del viso e ciò la fece arrossire violentemente.
Guardami Xia.” le ordinò lui con dolcezza.
In preda al tremore dell'emozione mista alla paura Xia sollevò lo sguardo e si ritrovò a perdersi nello sguardo grigio/verde di lui.
Il cuore prese a batterle furiosamente mentre lo stregone spostava il pollice percorrendole il labbro carnoso “Sei davvero bella Xia. Non ho mai visto un elfa tanto sensuale.” poi, quasi sorpreso dalle sue stesse parole si scostò un poco.
Xia confusa non poté far altro che restare immobile mentre lui si riavvicinava e annullava la distanza tra loro.
Chiuse gli occhi e lasciò che la baciasse.


Rigon, così si chiamava lo stregone, provò a soffocare il proprio desiderio nei confronti di Xia ma più cercava di allontanarsi, più veniva attratto dalla sua bellezza pura, incontaminata, ingenua e dolce.
Mai nessun'altra gli era entrata nel cuore e nella mente come aveva fatto Xia così, arrendendosi decise di farla sua contro ogni logica.
Presero a vedersi di nascosto dalla servitù, amandosi nei brevi momenti che riuscivano a rubare tra una faccenda e l'altra, dormendo assieme la notte, unico momento in cui potevano davvero godere della reciproca compagnia senza preoccuparsi di essere visti.


Purtroppo la società non avrebbe mai approvato l'unione tra uno stregone e una serva e ciò non poteva cambiare, gli elfi da sempre erano considerati feccia, umili servi la quale vita non valeva più di quella di uno scarafaggio.

Un giorno però un servo li vide e spifferò tutto, una volta uscito dal castello per fare rifornimento di cibo, in cambio di qualche moneta.
Rigon fu messo dinanzi ad una scelta: uccidere Xia oppure venire esiliato per sempre come peccatore.


Xia si svegliò di soprassalto, il corpo madido di sudore.
Si strinse nelle braccia cercando di fermare il tremore che i residui dell'incubo le avevano causato.
Sebbene Rigon non avesse fatto parola sulla terribile decisione che si apprestava a prendere, Xia era venuta a conoscenza della cosa.
Si voltò e si perse ad osservare l'uomo che amava contro ogni regola.
Risalì con lo sguardo gli addominali scolpiti, il torace ampio dove passava le notti cullata dal battito forte del suo cuore, le braccia muscolose con cui la stringeva a sé, le spalle larghe, il collo che amava mordere nei momenti giocosi, la mascella ricoperta da un velo leggero di barba scura, le labbra carnose con le quali la baciava con tanta passione da farla ardere.
Si sentì il cuore stringere al pensiero di doverlo lasciare per sempre.
Non avrebbe mai permesso che fosse esiliato perché non era capace di ucciderla, la amava come lei amava lui e questo lo rendeva vulnerabile.
No, si disse, non poteva rimanere.
Si alzò facendo attenzione a non svegliarlo, ma prima di uscire dalla stanza lo guardò un'ultima volta come a volersi imprimere il suo volto nella mente in modo da non poterlo mai dimenticare, poi abbandonò il castello.


Tre anni dopo...

L'uomo si guardò attorno assorbendo il caos intorno a lui.
La città non gli era mai piaciuta ed i luoghi affollati lo avevano sempre reso nervoso, ma avrebbe fatto di tutto per ritrovarla.
In molti gli avevano consigliato di chiudere quel capitolo ed andare avanti con la propria vita, e ci aveva anche provato, solo che non ne era stato capace, non senza di lei.
Chiuse gli occhi e, come sempre, il viso di lei gli attraversò la mente, i capelli morbidi e lunghi di quella sfumatura di blu così raro da essere unico, gli occhi limpidi come pozze d'acqua, i lineamenti delicati del viso, la sua bellezza quasi mistica.
L'ennesima fitta al cuore gli mozzò il respiro come succedeva ogni volta che ne sentiva la mancanza.
Erano ormai anni che vagava per il mondo in cerca di lei, l'unica donna che avrebbe mai potuto amare, ormai aveva quasi perso le speranze di ritrovarla eppure non si era ancora arreso, incapace di lasciar perdere tutto.
Sentiva dentro di sé che non era ancora finita per loro, una forza misteriosa lo incitava a proseguire.
Si prese la testa tra le mani calciando irritato un sasso che volò ai piedi di una figura incappucciata.
Ehi, va tutto bene?”
quella voce dolce gli fece balzare il cuore in gola.
Non poteva essere...e se invece fosse stata...
la figura incappucciata si avvicinò lentamente e allora lui prese a correrle incontro come un bambino.
Fermi l'uno davanti all'altra i due si ritrovarono ad allacciare gli sguardi.
Gli occhi verdi di lui in quelli azzurri e limpidi di lei.
X-xia?” riuscì a balbettare mentre un sorriso gli si allargava sul viso.
Gli occhi di lei si inondarono di lacrime.
Ti ho cercata così tanto...” la prese tra le braccia baciandola con disperazione, quasi avesse paura di svegliarsi da un sogno.
Lei gli carezzò il viso e lo strinse a sua volta con tutta la forza che aveva in corpo.
Non ti lascerò mai più lo giuro.” singhiozzò Xia con il cuore colmo di gioia.

E fu così che Xia e Rigon si ritrovarono, scapparono in una terra lontana dove nessuno li conosceva e dove furono finalmente liberi di amarsi.

FINE


2 commenti:

  1. Che bella rubrica! Originale e molto interessante😊
    Vado subito a recuperare la puntata precedente e non mi perderò la prossima!

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    Risposte
    1. Ma grazie, ci tengo moltissimo a questa rubrica!
      Spero che le mie storie ti piaceranno ;)

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